Categorizzazione:

Poesia

Scritto

Funzioni:

La densità del vuoto

Autore: Assunta Spedicato

Sempre al caldo non ci potevo stare

lo appresi già nel nido

che presto presto c’era da imparare

con ali fragili a lasciarsi

in odore con il vento, e andare in ascolto

al primo spegnersi le ombre

allacciato ai soli occhi aguzzi

 

partivo sulla spinta dei consigli

e con l’ansia di mia madre per zavorra

col beneficio di apprendere in caduta

e di emulare le regole di fuga

nello scartare in verticale ascesa

per scampare, pur sapendo del cielo

che a tratti slega e in un baleno atterra

 

un cielo che di rado tutto si concede

come in quest’ora, di complice abbandono

al volo statico d’un gabbiano

dalle ali rigonfie come vele

intento a fendere con la prua del becco

le acque bonarie del vento.

Assecondato, alla stessa velocità di crociera

 

avverto il frizzare di guance e gambe

l’ondulazione compatta dei capelli

e il comprimersi dei pensieri

dentro la linea serafica dei sopraccigli.

Ascolto il vuoto, in breve, colmarsi col silenzio.

E in questo intercalare di grazia

perde peso qualunque ipotesi

 

congelo anche passato e futuro

e lascio che la pace si espanda

nel movimento funzionale all’abbandono

in questa proiezione che mi dilata l’attimo.

E va bene così! Pure in questo incidente

insolitamente accolto, come prova dal cielo.

Per oggi si plana! Vivo.

Descrizione dell'Opera: Nonostante il mio essere impedita, mi bastò, in una mattina imperversata dal vento, osservare un gabbiano che sembrava fermo nel cielo per provare di riflesso l'emozione del volo, e godere della pace del silenzio che improvvisamente avvertii più denso di ogni altro rumore.