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Un verde aggrappato alle ciglia

Autore: Assunta Spedicato

Un verde aggrappato alle ciglia

 

Nelle mie stanze all’ultimo piano

del palazzo lasciato in piedi

l’acqua scorre diretta dal cielo

attraverso la bocca aperta sul tetto

e giù per la gola infiammata da schegge.

L’acqua scende coi suoi medicamenti

rinfresca rovine, disseta la polvere

come infermiera corre a dare sollievo

alle notti insonni e alle orecchie ferite

e nelle pause regala un fraseggio

con frequenze in caduta in recipienti di fortuna

mentre un flusso allargato a ridare coraggio

sveglia ricordi e semi perduti

che nelle crepe hanno già messo radici.

 

Il nemico non sa delle mie fioriture

del verde aggrappato alle ciglia.

Nelle notti di luna piena

quando ulula al cielo e la luce

cade a sbranare la vista, egli non sa

dell’acqua invocata in preghiera

non sa la capienza

della diga umana che raccoglie ogni forza.

Ma quando il cielo si fa scuro

e la pioggia forma uno scudo

con l’artiglio piantato nel fango

il soldato saprà

se ad armare la mano fu odio o paura

o piuttosto il volere di un nemico più grande.